Gennaio-Febbraio 2013 AREA AFASIA

Categories: News in Italia e nel mondo|Published On: 15 Marzo 2013|

 

Afasia: con un training intensivo persino i pazienti più anziani possono migliorare

Secondo uno studio della Dottoressa Ana Inés Ansaldo, ricercatrice presso il Research Centre della University Geriatrics Institute di Montreal, e di un professore della School of Speech-Language Pathology and Audiology che si trova all’interno della facoltà di medicina dell’università di Montreal, le persone più anziane, che hanno sofferto di afasia per un lungo tempo, possono tuttavia migliorare il loro linguaggio e mantenere questi miglioramenti a lungo termine. Lo studio è stato pubblicato su Brain and Language e ha dimostrato che, dopo sei settimane di un’intensa e specifica terapia del linguaggio, i pazienti più anziani colpiti da afasia dimostravano una migliore prestazione nel nominare gli oggetti, insieme ad un miglioramento del potenziale cognitivo. “Le prove acquisite attraverso questo studio dimostrano che la terapia logopedica stimola il cervello ad usare circuiti alternativi. Questi nuovi circuiti rimangono attivi anche dopo la terapia e possono aiutare il paziente a recuperare nuove parole.” spiega la Dott. Ansaldo, “I pazienti che soffrono di afasia da più tempo spesso non ricevono più cure per la loro condizione. Noi abbiamo dimostrato che la logopedia può avere effetti positivi anche molto tempo dopo l’ictus.
http://www.sciencedaily.com/releases/2013/01/130108162141.htm

 

Afasia: una voce unica per tutto il mondo

 

Le persone colpite da afasia beneficiano di risorse differenti a seconda del paese in cui vivono. Per esempio, un americano colpito da afasia può appoggiarsi ad una delle più antiche organizzazioni esistenti al mondo, la National Aphasia Association. Un australiano colpito da afasia può invece accedere ad un network nazionale di specialisti e ricercatori attraverso il Center for Clinical Research Excellence in Aphasia Rehabilitation. Cosa succederebbe se tutte queste organizzazioni potessero raggruppare le loro conoscenze ed esperienze condividendole con tutti coloro che, in tutti gli altri paesi del mondo, sono magari ancora alle prime armi? L’obiettivo è quello di facilitare lo sviluppo di risorse attraverso il globo. Un gruppo internazionale unificato potrebbe essere d’aiuto nella realtà che, secondo i recenti resoconti sulla disabilità forniti dalla World Health Organization, si sta via via andando a prefigurare: il numero di persone afasiche potrà solo aumentare con il globale incremento dell’invecchiamento della popolazione.  
http://www.asha.org/Publications/leader/2013/130101/World-Beat–A-United-International-Voice-for-Aphasia.htm

 

Nuovo sistema di riabilitazione linguistica per trattare l’afasia

Decenni di ricerca hanno aiutato scienziati come Sheila Blumstein della Brown University a capire come il cervello produce il linguaggio. Sia lei che altri scienziati credono che il cervello organizzi le parole in una serie di networks (reti) in cui queste sono collegate tra loro dalla somiglianza di suono e di significato. Durante la conferenza all’American Association for the Advancement of Science di Boston, la Blumstein parlerà dei risultati ottenuti cercando di tradurre queste fondamentali scoperte in una terapia per pazienti colpiti da afasia.
http://news.brown.edu/pressreleases/2013/02/aaas-blumstein

 

Nuove frontiere nel recupero da Traumi ed Ictus: insegnando al cervello a parlare di nuovo

Cynthia Thompson, una ricercatrice di fama mondiale specializzata in ictus e danni cerebrali, ha da poco discusso, al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS), le sue pionieristiche ricerche legate all’afasia e ai suoi effetti sui sistemi neurolinguistici. Per tre decenni la Thomson ha giocato un ruolo cruciale nel dimostrare la plasticità del cervello, e la sua abilità a cambiare.  http://www.medicalnewstoday.com/releases/256493.php

 

Nuove tecniche aiutano le vittime di ictus a comunicare

Le vittime di ictus colpite da afasia hanno mostrato di parlare più fluentemente attraverso un processo chiamato "speech entrainment" sviluppato dai ricercatori della University of South Carolina’s Arnold School of Public Health. Tramite questo processo, che implica di mimare l’atro, i pazienti hanno mostrato un significativo miglioramento nelle loro abilità di parlare. I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista di neurologia Brain.
http://www.sciencedaily.com/releases/2013/01/130115153519.htm?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+sciencedaily+%28ScienceDaily%3A+Latest+Science+News%29

 

Così i neuroni del linguaggio ci danno la voce

Mappata l’attività neurale che ci permette di articolare il linguaggio e di parlare in modo fluente senza intoppi. E’ il risultato del lavoro del team di Edward Chang della University of California pubblicato sulla rivista Nature. Chang ha registrato l’attività neurale, che sottostà all’articolazione del linguaggio, di particolari fonemi o sillabe, attività che dà il comando per attuare il movimento coordinato degli organi della fonazione.(ANSA).
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2013/02/21/Cosi-neuroni-linguaggio-danno-voce_8284591.html