Affirmed Gender Shapes Virtual Embodiment: A Phenomenological Account of Ownership and Agency Across Gender Identities
Leggieri Marina ¹ †, Borriero Alessio ¹ †, Ciorli Tommaso¹ , Pyasik Maria² , Schintu Selene⁵, Finzi Sarah¹,³ , Molo Maria Teresa⁴ , Pia Lorenzo¹,*
¹ Department of Psychology, University of Turin, Turin, Italy
² Cognitive Neuroscience Laboratory, University of Udine, Udine, Italy
³ Scuola di Psicoterapia Cognitiva Torino, Torino, Italy
⁴ Fondazione Carlo Molo ETS
⁵CIMeC – Centro Interdipartimentale Mente/Cervello, University of Trento
✝Equal contribution
* Corresponding Author Email: lorenzo.pia@unito.it
Abstract
L’identità di genere ricopre un ruolo cruciale nel determinare quanto sentiamo che il nostro corpo ci appartiene. Percepire un disallineamento tra la propria identità di genere e il modo in cui appare il proprio corpo influenza l’embodiment (i.e., l’esperienza che si fa della propria corporeità) sia ad un livello consapevole, sia ad un livello preriflessivo. In questo studio è stato esaminato come le rappresentazioni di sé legate al genere influenzano la consapevolezza corporea attraverso il paradigma della Full Body Illusion (FBI). Undici partecipanti transgender e undici partecipanti cisgender, attraverso la realtà virtuale immersiva, hanno assunto le sembianze di avatar congruenti o incongruenti con il proprio genere affermato, utilizzando la prospettiva in prima persona e la sincronia visuomotoria. I partecipanti hanno valutato il senso di ownership e di agency percepiti tramite l’Avatar Embodiment Questionnaire (AEQ) e completato l’Utrecht Gender Dysphoria Scale – Gender Spectrum (UGDS-GS) per valutare i livelli di disforia e di affermazione di genere. Per entrambi i gruppi sperimentali, l’illusione di identificarsi con l’avatar virtuale è stata convincente. Tuttavia, solo nel gruppo transgender si evince una netta differenza tra le condizioni sperimentali, poiché l’embodiment con l’avatar congruente è stato valutato come significativamente più forte. Le analisi bootstrap hanno confermato che la condizione congruente elicita livelli più alti di ownership, anche nella visione dell’avatar attraverso lo specchio virtuale (i.e., mirror-ownership). Le analisi correlazionali hanno evidenziato che la disforia si associa positivamente al mirror ownership, mentre l’affermazione correla negativamente con l’agency. Questi risultati suggeriscono che l’esperienza di possedere e controllare un corpo è soggetta non soltanto all’integrazione multisensoriale, bensì anche al grado di allineamento tra il corpo e il genere affermato. In questo contesto, l’identità di genere emerge come una dimensione del minimal selfhood dinamica e profondamente radicata nella corporeità, agendo come ponte tra gli aspetti sensomotori e gli aspetti fenomenologici dell’esperienza del sé corporeo.



